Miley Cyrus riparte dal country

25 anni a novembre, esce Younger Now e madrina è Dolly Parton.

Cosa c’è di più rassicurante, quando la vita finisce fuori strada, di tornare a casa, riprendere le fila da dove si era cominciato, cercando il conforto delle persone più care? Sembra proprio la domanda che si è posta Miley Cyrus che il 29 settembre pubblicherà “Younger Now”, il nuovo album che esce quattro anni dopo “Bangerz”, l’album della super hit “Wrecking Ball” che ha segnato un periodo in cui sembrava indirizzata verso un destino di stella bruciata troppo in fretta, da ex star Disney a nemica delle famiglie alle prese con eccessi, amori sbagliati e polemiche da tabloid.

Miley a novembre compirà 25 anni e ha già alle spalle un’esperienza da veterana. Ora provocazioni ed eccessi, anche musicali, sembrano lontani: si torna a casa, lei che è nata a Nashville, si immerge in un clima Country. E chiama accanto a sé la sua madrina, Dolly Parton, la leggenda vivente che durante la serata degli Emmy, insieme alle sue amiche di set Jane Fonda e Lily Tomlin, si è tolta lo sfizio di sbeffeggiare il presidente Donald Trump. Dolly Parton canta in “Rainbowland”, un duetto acustico in puro stile Nashville. In fondo l’atmosfera generale è essenzialmente acustica, segnata da quel pop malinconico che tanto piace alle nuovissime generazioni.

Un’atmosfera e un cambio di passo che caratterizzano anche i singoli e che hanno comunque subito sbancato il mercato: “Malibu”, un country pop acustico, uscito come singolo a maggio, ha avuto quasi 300 milioni di views su VEVO, 300 milioni di streams e 1 milione di download in tutto il mondo. La title track (nel video Miley Cyrus ha un look ispirato a Elvis, uno dei suoi miti dichiarati, che tra l’altro a Nashville ha registrato alcuni dei suoi capolavori) è una ballata dal testo chiaramente autobiografico. Le 11 canzoni sembrano ispirate alla regola aurea secondo cui un brano è un buon brano quando può essere suonato con la chitarra acustica. Gli accenni di rock si avvertono in “A Week Without You”, quasi uno shuffle blues con cori molto sixties e un tono di voce scuro per una dedica a un amore sbagliato di una ragazza felice di poter uscire di nuovo con le sue amiche, di baciare altri ragazzi senza essere coinvolta nella “shit” in cui lui la trascinava, in “Thinkin'”, dal gusto vintage ma con una struttura già pronta per un remix dance, e in “Love Someone”, la cui struttura armonica è ricalcata su quella di “All Along The Watchtower”, uno dei capolavori di Bob Dylan.

L’unica dichiarata concessione al pop giovanile è “Bad Mood”, le altre canzoni sono ballate, con una produzione minimal, compresa la finale “Inspired”, che ha l’arrangiamento più complesso, con archi, ottoni, percussioni e un crescendo finale. Miley Cyrus (che sarà nella giuria dell’edizione americana di The Voice) sembra dunque aver deciso di ripartire dalla musica con cui è cresciuta, liberandosi da un personaggio che rischiava di soffocarla, e di rivolgersi al pubblico usando le armi della semplicità e della sincerità. Una scelta coraggiosa, in un’epoca in cui la confezione e la messa in scena troppo spesso prevalgono sulla verità.

Leave a Comment

Rate this by clicking a star below: