Nasce Digital Music Europe

fonte articolo e foto – rockol.it – redazione.

Tre dei player più importanti sul mercato europeo della musica digitale – Spotify, Deezer e SoundCloud – hanno unito le forze per dare vita a Digital Music Europe, sorta di ibrido tra associazione di categoria e gruppo di pressione che permetterà alle entità operanti nel settore di aver maggiore visibilità agli occhi delle istituzioni: alla nascita di DME – che per il momento ha nell’ad di Deezer Hans-Holger Albrecht il proprio presidente e nella direttrice degli affari europei di Spotify Olivia Regnier la propria guida del cda – hanno preso parte anche la piattaforma di streaming Qobuz, la società di intermediazione 7digital e la startup specializzata in indagini di mercato Soundcharts.

Scopo di Digital Music Europe, secondo quanto rivelato nelle ultime ore in sede di presentazione, è “mostrare e promuovere i successi dell’industria musicale digitale in Europa, fornendo una risorsa per elaborare policy che favoriscano lo sviluppo del settore”: con ogni probabilità, specificano gli osservatori internazionali, l’attenzione di DME si porrà innanzitutto su questioni inerenti il copyright e affini (come, ad esempio, il geoblocking), senza dimenticare importanti argomenti come l’accesso alle piattaforme online, il trattamento dei dati personali, il trasferimento dei dati e la tassazione dei servizi nell’area EU.

“Bruxelles è al lavoro per far diventare quello europeo un mercato unico”, ha spiegato la Regnier a Musically: “Ci sono diverse istanze pronto all’accoglimento: quella relativa al geoblocking, per esempio, è in dirittura d’arrivo, e per noi è importante che alla musica non vengano imposte limitazioni territoriali”.

Tuttavia, l’accesso ai servizi streaming potrebbe presto diventare la prima causa, in ordine di priorità, di DME: già lo scorso maggio Deezer e Spotify – nelle figure di Hans-Holger Albrecht e Daniel Ek – unirono le forze per scrivere una lettera al presidente della commissione europea Jean-Claude Juncker per segnalare le potenziali politiche anticompetitive delle “grandi piattaforme digitali” operanti tramite “sistemi operativi, app store, marketplace, motori di ricerca e social media”. Nomi, Albrecht e Ek, ovviamente non ne fecero, anche se ai più non sfuggì il riferimento a colossi come Apple, Google, Amazon o Facebook, tutti già operativi – o prossimi a diventarlo – nel campo della musica digitale.

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